Abstract
I monumenti costituiscono la manifestazione più eclatante del rapporto tra architettura e memoria, e di conseguenza delineano una possibilità di indagine della memoria collettiva intesa come costruzione volontaria interna a una cultura. Una proposta di analisi rilevante rispetto a questa tematica è offerta dalla produzione teorica di due dei maggiori esponenti del movimento di rinnovamento architettonico milanese del secondo dopoguerra, Aldo Rossi e Ernesto Nathan Rogers. L’obiettivo di questo articolo è indagare la relazione tra architettura e memoria attraverso la discussione di alcune delle tesi proposte dai due architetti: la memoria, da questo punto di vista, diventa allora la condizione di riconoscimento del significato di un monumento, e determina un rapporto di carattere emozionale che l’osservatore stabilisce con l’opera architettonica.

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