Abstract
Questo articolo esplora il rapporto tra intelligenza artificiale (IA), lavoro e proprietà. Inizia analizzando le narrazioni dominanti che inquadrano l'IA come una forma di intelligenza, rivelandone le basi ideologiche e attingendo a studi recenti che collocano l'IA come storicamente radicata nei sistemi di imitazione e supervisione del lavoro. Ci si sofferma poi sull'impatto dell'IA sulla natura del lavoro, sostenendo che la sua introduzione nelle economie tardo-capitaliste intensifichi l'estrazione della conoscenza umana e oscuri ulteriormente il lavoro invisibile svolto dai lavoratori più sfruttati. Si investiga poi l'intreccio tra IA e regimi proprietari, sostenendo che la proliferazione delle tecnologie dell'IA sia facilitata da inquadramenti giuridici che riproducono una forma convenzionale e individualistica di proprietà che privilegia gli interessi dei proprietari rispetto a quelli dei non proprietari e degli utenti. Infine, si prendono in considerazione potenziali tattiche giuridiche per reimmaginare l'IA al di là delle logiche proprietarie, inclusa la possibilità di concepire l'IA come un bene comune.

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