Abstract
L’antropocentrismo del pensiero giuridico moderno, fondato su un soggetto razionale separato dalla natura, è diventato insostenibile alla luce della crisi ecologica. Inserito nell’ambito del campo di studi “Diritto e Letteratura”, il presente articolo sostiene che le opere di Italo Calvino offrono un potente quadro immaginativo per la critica del soggetto giuridico cartesiano. Attingendo all’ecocriticismo materiale, analizza La formica argentina, La nuvola di smog e Palomar, dove il degrado ambientale dissolve i modelli tradizionali di relazione tra soggetto/oggetto e uomo/natura. Le narrazioni di Calvino costruiscono un soggetto relazionale, concepito come un nodo all’interno di una rete di interdipendenze materiali. Questa riconcettualizzazione richiede un’epistemologia sistemica e fonda una teoria della giustizia spaziale. Il diritto appare così non come una norma astratta, ma come un “paesaggio giuridico”, una configurazione relazionale e situata in cui il significato giuridico prende forma attraverso l’intreccio reciproco di corpi, spazi e ambienti materiali. Il saggio propone infine un’ecologia del diritto, ripensando la soggettività giuridica al di là dell’antropocentrismo e della mera personificazione della natura.

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