Abstract
L’articolo esamina la teologia solare dell’imperatore Giuliano nel panorama filosofico-religioso della società postcostantiniana. L’obiettivo è dimostrare come il progetto di restauratio del paganesimo da lui promosso fosse sostenuto, a livello teorico, da una riorganizzazione raffinata dei culti politeistici, influenzata dal neoplatonismo giamblicheo e costruita in consapevole opposizione al monoteismo giudaico-cristiano. L’autrice adotta un approccio filologico-storico e comparativo, analizzando in dettaglio alcuni passi giulianei tratti dall’inno Al re Helios e dai frammenti superstiti del Contra Galilaeos. Questi testi sono interpretati alla luce di significativi richiami alla metafisica neoplatonica (Giamblico), alla tradizione polemica anticristiana precedente (Celso) e alle fonti cristiane coeve (Eusebio di Cesarea). L’argomentazione illustra come Giuliano, nella critica al cristianesimo e nell’articolazione del proprio sistema teologico, assegni un ruolo di assoluta centralità a Helios demiurgo, distinguendolo sia da un livello divino superiore sia da un livello divino inferiore. Dai testi selezionati emerge una tensione dinamica tra rifiuto frontale del monoteismo giudaico-cristiano (criticato come limitato, contraddittorio e irrazionale) e assorbimento competitivo di alcuni suoi elementi portanti (la mediazione salvifica, la provvidenza universale), al fine di offrire un’alternativa filosoficamente più coerente e culturalmente inclusiva.
