Abstract
L’articolo esamina l’immaginazione produttiva nelle filosofie di Bachelard e Ricœur, ricollegandola alla concezione kantiana dell’immaginazione come potenza del reale. Contro le teorie tradizionali che la subordinano alla percezione, entrambi i pensatori ne mettono in luce la funzione creativa e trasformativa, in particolare nel linguaggio e nella metafora. Ricœur elabora una teoria semantica della metafora che genera nuovi significati e ridisegna la nostra esperienza del reale, mentre Bachelard sviluppa una concezione dell’immaginazione materiale e dinamica, radicata nell’esperienza vissuta e nella parola poetica. I due autori convergono nel rifiutare l’opposizione rigida tra reale e irreale, proponendo invece una dimensione “surreale” nella quale l’immaginazione trasfigura il reale e ne approfondisce il senso. L’immaginazione appare così dotata di una propria verità, capace di ridire il mondo e di mostrare il reale come processo dinamico, in atto e in divenire.
