Ricœur, Bachelard : imagination, langage et action
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Parole chiave

Ricœur, Bachelard, Immaginazione, Linguaggio, Simbolo, Metafora, Immagine poetica, Azione.

Come citare

Amalric, J.-L. (2026). Ricœur, Bachelard : imagination, langage et action. Bachelard Studies Études Bachelardiennes Studi Bachelardiani, (2), 49–70. https://doi.org/10.7413/2724-5470127

Abstract

Questo articolo si propone di mostrare in che modo la pubblicazione nel 2024 del Corso sull’immaginazione di Ricœur (Chicago, 1975) conduca a una rivalutazione del posizionamento di Ricœur nei confronti di Bachelard e permetta una reinterpretazione complessiva delle relazioni profonde che uniscono le loro filosofie dell’immaginazione. In questo corso, contemporaneo a La metafora viva, Ricœur continua, da un lato, a riconoscere il proprio debito nei confronti di Bachelard, come aveva fatto in La Symbolique du mal: egli vede nella poetica bachelardiana ciò che apre la via a un pensiero dell’immaginazione creatrice come dimensione del linguaggio e non come traccia della percezione. Dall’altro lato, tuttavia, egli opera un passaggio da un’ermeneutica dei simboli a un’ermeneutica dei testi, che lo conduce a sviluppare un posizionamento critico nei confronti dell’approccio bachelardiano dell’immaginazione. Poiché ormai concepisce l’immagine poetica come metafora (cioè come finzione euristica) e non più come simbolo, Ricœur stabilisce un’analogia fondamentale tra immaginazione scientifica e immaginazione poetica, che si oppone frontalmente alla separazione tra poesia e scienza rivendicata da Bachelard. Al di là di questa divergenza, l’articolo conclude tuttavia insistendo sulla profonda convergenza dei due pensatori nella loro analisi della potenza ontologica dell’immaginazione poetica. Non solo Ricœur e Bachelard pensano l’immaginazione creatrice come un accrescimento dell’essere e un aumento della realtà, ma entrambi pongono un primato dell’atto sulla rappresentazione, situando le loro filosofie dell’immaginazione nell’orizzonte di un’ontologia dell’atto. In questo senso, non basta pensare la creatività dell’immaginazione a partire dal linguaggio, respingendo il primato ontologico della percezione; nella misura in cui essa illumina e nutre il nostro agire, occorre allo stesso tempo collocare questa creatività alla radice stessa del nostro psichismo e della nostra azione.

 

https://doi.org/10.7413/2724-5470127
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