Abstract
Nell’articolo viene proposta una genealogia del concetto di “fenomentecnica” che tiene conto della formazione sperimentale di Gaston Bachelard e delle espressioni più mature della sua epistemologia. Il concetto di “fenomenotecnica” fa parte di una razionalità pluralista, dialettica, aperta e dinamica e si ritrova in un orientamento che valorizza il “materialismo applicato” delle scienze fisico-chimiche e matematiche del Novecento. Cercherò di descrivere la genealogia di tale orientamento soffermandomi, per i primi scritti, su l’Essai sur la Connaissance Approchée (1927) e su Noumène et microphysique (1931-1932), per le opere della maturità, sui due volumi Le Rationalisme Appliqué (1949) e Le Matérialisme Rationnel (1953), e discutendo in conclusione le diverse interpretazioni della “fenomenotecnica”. Si può stabilire che la fenomenotecnica è la produzione di nuovi fenomeni, si estende dalla fisica delle particelle alla chimica, distingue la sperimentazione dalla semplice osservazione, è connessa alla noumenologia matematica. Il concetto rimane fortemente ancorato, fin dall’Essai sur la Connaissance Approchée, alle innovazioni prodotte dalla tecnologia strumentale nella microfisica e nella chimica atomica e possiede una tale evidenza e una presenza così diffusa negli scritti bachelardiani da imporsi come un elemento fortemente caratterizzante della sua epistemologia. Essa testimonia il valore, per Bachelard, delle innovazioni tecnologiche nella cultura e nella ricerca scientifica, nel quadro di una dimensione unitaria del suo pensiero.
