Dante and Giotto: Thoughts on Perspicuity
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Parole chiave

Dante, Giotto, Perspicuità, Temporalità, Estetica medievale.

Come citare

Maurette, P. (2026). Dante and Giotto: Thoughts on Perspicuity. Scenari. https://doi.org/10.7413/24208914213

Abstract

  Questo saggio esplora i parallelismi estetici tra la Divina Commedia di Dante e gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni, concentrandosi sul concetto di perspicuità – o evidenza intrinseca – come segno distintivo della rivelazione di verità nel Medioevo. A partire dal giuramento al lettore nel canto XVI dell’Inferno, l’analisi mostra come Dante costruisca la propria credibilità attraverso una combinazione di realismo, simbolismo e visione immaginativa. Tale dinamica trova un corrispettivo nella lingua visiva di Giotto, che genera un’illusione di presenza senza tempo grazie alla totalità spaziale e agli sguardi non sincronizzati.
Il saggio propone l’idea di un “terzo Giotto”, né puramente naturalista né strettamente realistico, ma un artista la cui forza risiede nella capacità di evocare atemporalità e trascendenza mediante l’evidenza visiva. L’intreccio di sguardi, l’azione sospesa e i dettagli trompe-l’œil negli affreschi giotteschi si accordano con la “verità come finzione” della poesia dantesca, intesi come antidoti alla frode. In ultima analisi, si sostiene che Dante e Giotto costruiscano esperienze estetiche capaci di condurre lettore e spettatore verso l’epifania e la percezione di verità eterne.

https://doi.org/10.7413/24208914213
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