“Maleducati a essere sordi”. Esclusione simbolica e normalizzazione del corpo impiantato nei linguaggi istituzionali Emilia
Abstract
Nel contesto delle politiche pubbliche italiane, il linguaggio utilizzato nei documenti ufficiali dalle amministrazioni pubbliche e dalle aziende private svolge un ruolo fondamentale nella costruzione sociale delle persone sorde/Sorde, soprattutto laddove l’impianto cocleare introduce inquadramenti medicalizzati. Termini come “handicappato”, “disabile”, “audioleso” o “categoria protetta”, frequentemente presenti nei documenti regionali, trasmettono l’immagine del soggetto sordo come passivo e vulnerabile, qualcuno da proteggere più che da riconoscere. Attraverso l’analisi di due casi di studio, questo articolo mostra come il discorso burocratico normalizzi la sordità impiantata escludendo simbolicamente soggettività segnanti, “culturalmente Sorde” o non medicalizzate. Basandosi sulla nozione di “precarietà” di Judith Butler, sulla critica alla retorica inclusiva di Brigitte Vasallo e sulla teoria delle identità Sorde di Irene W. Leigh, l’articolo denuncia l’educazione linguistica istituzionale come forma di miseducazione che impone normalizzazione, controllo ed emarginazione. Una vera inclusione richiede di disimparare tale linguaggio e co-costruire nuovi quadri simbolici con le comunità Sorde/sorde.
