Abstract
L’articolo analizza il modo in cui Gaston Bachelard e Paul Ricœur pensano l’immaginazione come istanza capace non solo di generare pensiero, ma di sostenere l’esistenza nei momenti di solitudine, lutto e vulnerabilità radicale. In Bachelard, la fenomenologia della rêverie e del “diritto di sognare” valorizza la vita notturna delle immagini e il loro radicamento materiale; in Ricœur, un’ermeneutica della metafora e del racconto orienta l’immaginazione verso la configurazione etica e politica dell’agire. Il confronto tra il “cogito del sognatore” e il “cogito ferito” del soggetto capace consente di mostrare come immagini oscure e violente (notte, fulmine, frattura) figurino l’effrazione del dolore e, insieme, rendano possibile un lavoro del lutto.
