Gaston Bachelard, Tadao Andō. Réflexions autour de la portée éco-architecturale d’une poétique de l’espace
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Parole chiave

Poetica dello spazio, Tadao Andō, immaginazione dinamica, eco-architettura, genius loci.

Come citare

Hieronimus, G. (2025). Gaston Bachelard, Tadao Andō. Réflexions autour de la portée éco-architecturale d’une poétique de l’espace. Bachelard Studies Études Bachelardiennes Studi Bachelardiani, (1). Recuperato da https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/bachelardstudies/article/view/5654

Abstract

Questo articolo propone una lettura incrociata della poetica di Gaston Bachelard e dell’opera architettonica di Tadao Andō, con l’intento di riflettere sulla portata eco-architettonica della Poetica dello spazio, 1957. Sebbene Andō menzioni Bachelard solo marginalmente, emergono significative convergenze tra i loro approcci. L’architetto giapponese articola infatti le dimensioni formale, materiale e dinamica dell’immaginazione, facendo uso di forme geometriche essenziali e materiali compatti (in particolare il cemento), in dialogo con il genius loci, inteso come un campo di forze elementari invisibili. Da questo confronto nasce una vera e propria ricreazione poetica del luogo: una sovra-natura in risonanza con le sensibilità umane. Due poli strutturano questa immaginazione eco-architettonica: un versante geo-patico, in sintonia con la natura, e un versante geo-polemico, fondato su una tensione dinamica e feconda con essa. L’architettura diventa così spazio di un conflitto antropo-cosmico, che coinvolge le dimensioni affettive, motorie e oniriche del soggetto. Tale dinamica si esprime nella creazione di “spazi fondamentali delle emozioni”, nell’importanza attribuita alla verticalità e ai percorsi labirintici, nonché nell’integrazione concreta degli elementi naturali (luce, vento, acqua). L’articolo suggerisce infine che l’opera di Andō rappresenti una possibile via per superare le dicotomie tra ecologia della conservazione ed ecologia del controllo, tra astratto e concreto, incarnando un’estetica dinamica che risponde alle rêveries della volontà e della materia teorizzate da Bachelard. L’architettura, lungi dal fissare la natura, ne rivela le tensioni vive e ne intensifica la presenza, aprendo così uno spazio poetico ed eco-sensibile al tempo stesso.

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