Abstract
L’articolo propone un’analisi delle implicazioni filosofiche e poetiche del concetto di “notte attiva” nel pensiero di Gaston Bachelard. Attraverso un uso critico delle categorie fenomenologiche e psicoanalitiche, si sostiene che la notte, in Bachelard, funzioni come una forza strutturante a livello ontologico, capace di ridefinire le condizioni di emergenza della soggettività poetica. Attraverso le figure della rêverie, della materia notturna e della dissoluzione dell’io, si esamina come la notte agisca come uno spazio liminale tra l’annullamento della coscienza e la sua riformulazione immaginativa. Intesa come quinto elemento cosmico, la notte bachelardiana articola una tensione irriducibile tra annientamento ontologico e genesi poetica del soggetto, rivelando l’impossibilità di una metafisica della notte pienamente costituita, ma aprendo un campo euristico per una poetica della soggettività liminare.
