Abstract
L’articolo affronta il tema dell’ospitalità conviviale attraverso un dialogo tra Jacques Derrida ed Édouard Glissant. Mostrando come il gusto e il cibo siano in grado di interrogare i confini tra i corpi e il mondo, si propone un ripensamento della nozione stessa di ospitalità sul piano ontologico, etico e politico. Tali spunti vengono poi messi alla prova attraverso un caso studio specifico: il Refettorio Ambrosiano di Milano, progetto di ristorazione collettiva per il sociale. Attraverso l’analisi di cibo, porte, tavoli e opere d’arte, l’articolo intende mostrare come l’ospitalità conviviale si configuri quale spazio percorso da contraddizioni irriducibili, e tuttavia capace di aprire a una ridefinizione dell’etica in chiave pluralistica e relazionale.
