Abstract
Il saggio analizza la logica della soglia nell’opera di Franz Kafka, mostrando come essa sovverta il modello narrativo aristotelico fondato su unità, sviluppo e scioglimento. Attraverso una lettura di testi quali Il castello, La tana e La metamorfosi, si evidenzia come la scrittura kafkiana privilegi strutture aperte, incomplete e orientate a una “teleologia negativa”, in cui il movimento non conduce a un fine ma coincide con il suo stesso sottrarsi. La soglia emerge come spazio privilegiato della narrazione, dimensione in cui si sospendono le categorie di identità, causalità e linearità temporale. Il contributo individua diverse tipologie di soglia (architettonica, antropo-zoologica, biotico-inanimata e interspecifica), mostrando come esse definiscano un’ontologia dell’interstizio in cui gli esseri e gli eventi si collocano in uno stato di indeterminazione permanente.
