Abstract
Questo articolo indaga il senso ontologico del concetto di plasticità del virtuale, proposto da Sarti, Citti e Piotrowski in Differential Heterogenesis, per cercare di stabilire se la descrizione delle dinamiche che sottendono la percezione attraverso una matematica del continuo implichi necessariamente un continuismo ontologico. A tal fine, l’analisi connette la morfodinamica eterogenetica degli autori alla tesi leibniziana delle percezioni oscure, che ha influenzato la concezione deleuziana dell’intensivo. Attraverso questa linea storiografica, si indaga la questione dell’attualizzazione della sensazione a partire da un campo virtuale alla luce del problema del continuo in Leibniz, per dimostrare la possibilità di pensare la plasticità del virtuale al di là dell’opposizione tra continuità e contiguità.
