Abstract
L’articolo analizza il rapporto tra Gilles Deleuze e la teoria delle catastrofi di René Thom al fine di chiarire lo statuto filosofico della nozione di morfogenesi nel pensiero deleuziano. Muovendo da una ricostruzione della morfogenesi strutturale elaborata da Thom e sviluppata da Jean Petitot, si mostra come tale paradigma rimanga vincolato ai criteri di stabilità, invarianza topologica e classificazione formale. Attraverso un’analisi approfondita di La piega. Leibniz e il barocco, l’articolo sostiene che Deleuze non prosegua né filosoficamente né epistemologicamente il progetto matematico di Thom, ma lo conduca deliberatamente al proprio limite. È in questo gesto che emerge una concezione di morfogenesi senza struttura, fondata su variazione intensiva, fluttuazione e differenziazione continua.
