Abstract
Il saggio indaga l’Origine della geometria di Edmund Husserl attraverso la prospettiva dell’enattivismo, con particolare attenzione alla teoria del participatory sense-making. Sottolineando il ruolo della scrittura come mezzo tecnico di trasmissione, l’articolo mostra come la geometria si costituisca come impresa collettiva e diacronica, irriducibile al lavoro di singoli individui o persino di singole generazioni. La scrittura consente la sedimentazione e la riattivazione del senso, garantendo la continuità del sapere geometrico nel tempo e fondando la “comunità dei geometri” in un compito transgenerazionale. Il confronto con le teorie enattiviste mette in luce come la produzione di senso si svolga non solo sincronicamente, attraverso l’interazione nel presente, ma anche diacronicamente, tramite contributi distribuiti e cumulativi nel corso del tempo.
