Abitare l’incomputabile. Alcune considerazioni sul programma di ricerca di Alan Turing
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Parole chiave

Computabilità, incomputabilità, macchina di Turing, tesi di Church-Turing, intelligenza artificiale

Come citare

Turrini, N. (2025). Abitare l’incomputabile. Alcune considerazioni sul programma di ricerca di Alan Turing. Scenari, (23), 101–118. https://doi.org/10.7413/24208914226

Abstract

Verso la fine degli anni Quaranta, Alan Turing aveva maturato l’idea che i computer digitali avrebbero potuto riprodurre il pensiero umano e, per misurarne l’intelligenza, propose il celebre “gioco delle imitazioni”, diventato poi il “Test di Turing”. Sebbene sia stato talvolta considerato una definizione operativa di pensiero o intelligenza, nella prospettiva di Turing il test forniva solamente una condizione sufficiente affinché il comportamento di una macchina potesse essere considerato intelligente. Turing giunse a queste considerazioni a partire dal suo lavoro – iniziato negli anni Trenta – nel campo della logica matematica per mostrare la non solvibilità dell’Entscheidungsproblem proposto da David Hilbert. Questo articolo ambisce a riprendere alcune posizioni di Turing in relazione ai metodi matematici di dimostrazione, all’intelligenza e alle macchine di calcolo, per mostrare l’influenza fondamentale che ebbero sul suo pionieristico programma di ricerca sull’intelligenza artificiale.

https://doi.org/10.7413/24208914226
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