Abstract
Questo articolo esamina la questione, non affrontata sistematicamente da Kant, della bellezza della matematica. Nella Critica della facoltà di giudizio Kant afferma più volte che numeri e figure geometriche, in quanto semplici esibizioni di concetti determinati e sottoposti a rigida conformità a regole (Steif-Regelmäßigkeit), non possono costituire oggetti di un giudizio estetico; nel §62 si apre però alla possibilità di considerare “bella” una dimostrazione. Si tenta qui di ricostruire e spiegare questa posizione ambigua, contestualizzandola anche alla luce della Critica della ragion pura. L’interpretazione proposta è che la matematica considera i numeri e le figure geometriche non come dati, ma come regole della loro costruzione, e quindi già come schemi, al polo opposto del libero schematismo che Kant pone a fondamento del giudizio di gusto. La dimostrazione dipende invece dalla capacità, che non può essere appresa, di servirsi di regole e non appare rigidamente vincolata a uno schema; in questo modo consente il “libero gioco” di immaginazione e intelletto e il compiacimento proprio dell’esperienza estetica.
