Abstract
Il saggio analizza Starry Night di Mazen Kerbaj – registrazione di un’improvvisazione alla tromba eseguita in risposta ai bombardamenti israeliani su Beirut nel luglio 2006 – come esempio di testimonianza estetica. L’opera, più che rappresentare un evento storico, lo trasforma attraverso un’azione estetica: l’atto di registrare e condividere online il brano costituisce un gesto unitario la cui tensione irrisolta tra azione storica e azione estetica ne definisce la natura.
Attraverso questa ambiguità, la performance di Kerbaj converte l’esposizione alla violenza in una forma di potenziamento, riconquistando un margine di azione là dove sembrava impossibile. L’azione estetica ridefinisce la relazione tra performer e aggressore, trasformando la non-comunicazione in comunicazione e riaffermando l’appartenenza dell’artista all’umanità. In tal modo, Starry Night articola una politica della vita in quanto tale – una politica fondata non sull’identità determinata o sulla differenza collettiva, ma sull’attività universale e precaria della vita che l’azione estetica rende visibile in modo unico.
