Abstract
Questo saggio esamina alcuni dei significati simbolici attribuiti al concetto di materia e il modo in cui essi si incarnano in opere d’arte come Il Giorno e La Notte di Michelangelo, L’Adorazione del Bambino di Gherardo delle Notti e il San Giuseppe con il Bambino di Guido Reni, tra le altre. Dopo un’introduzione dedicata all’analisi iconografica del rapporto tra materia e forma nelle sculture della Cappella Medicea di Michelangelo (§1), il secondo capitolo esplora l’associazione etimologica tra materia (hýle) e foresta (silva), un motivo che, a partire da Calcidius, rimase costante nella filosofia latina. Particolare attenzione è rivolta al commento di Cristoforo Landino alla Divina Commedia di Dante, espressione del contesto culturale in cui Michelangelo concepì il gruppo mediceo, che riformula poeticamente l’identificazione della materia con la selva (§2). Il terzo capitolo affronta l’identificazione – di origine platonica ma sviluppata nella tradizione aristotelica – della materia con la maternità e il femminile. In questo quadro si analizza la costituzione metafisica dell’uomo e della donna e il modo in cui la filosofia ha utilizzato la famiglia come simbolo della struttura ontologica fondamentale della realtà. La triade familiare è interpretata come immagine non solo di forma, materia e composto, ma anche del Padre (eternità), della Madre (sede del tempo) e del Figlio (oggetto del divenire). Il saggio mostra come il cristianesimo abbia adottato e rielaborato tale schema, integrandolo nella teologia trinitaria e nella simbologia della Sacra Famiglia (§3). L’ultima sezione propone alcune riflessioni conclusive (§4).
