Call for Papers

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E|C n. 48, 2026

With The Beatles.
Percorsi e immaginari intorno ai Fab Four

a cura di Lucio Spaziante (Università di Bologna)
e Carlo Alberto Bondi (Università di Palermo)

 

A più di sessant’anni dall’esordio discografico dei Beatles, la loro presenza continua a occupare uno spazio centrale nell’immaginario culturale contemporaneo. La storia dei Fab Four non può essere ricondotta unicamente all’impatto esercitato sulla popular music e sulla trasformazione dei suoi linguaggi: intorno al gruppo si è costituito un sistema complesso di testi, immagini, pratiche, discorsi e forme di vita che ha attraversato i media, il cinema, la moda, l’arte, la politica, il costume, le culture giovanili e le forme della celebrità.
La loro vicenda rappresenta un osservatorio privilegiato per indagare le trasformazioni della cultura di massa nella seconda metà del Novecento e le successive riattualizzazioni di tale eredità nel presente. Dalla Beatlemania alle carriere soliste, dalla Swinging London alle più recenti pratiche di restauro e ricostruzione audiovisiva, i Beatles continuano a essere oggetto di narrazioni, commemorazioni, reinterpretazioni, conflitti di memoria e nuove forme di consumo culturale.
L’identità pubblica del gruppo è stata costruita attraverso una produzione testuale e mediale che non si è arrestata con il suo scioglimento. Canzoni, fotografie, copertine, film, apparizioni televisive, conferenze stampa, biografie, documentari e materiali d’archivio hanno progressivamente composto un universo semiotico nel quale si intrecciano rappresentazione e vita quotidiana, dimensione pubblica e privata, autenticità e finzione.
L’immagine dei “Fab Four” costituisce essa stessa l’esito di una costruzione strategica: quattro individui inizialmente presentati come un’entità collettiva uniforme, riconoscibile attraverso abiti, capigliature, gesti, humour e modalità di interazione. A questa prima configurazione si è affiancato un progressivo processo di differenziazione dei singoli membri, definiti attraverso caratteri, ruoli e valori distintivi. John, Paul, George e Ringo sono così divenuti figure individuali dotate di specifiche traiettorie narrative, pur continuando a essere interpretati alla luce dell’appartenenza al gruppo.
Il fascicolo intende raccogliere contributi che analizzino il fenomeno Beatles da una prospettiva semiotica e sociosemiotica, privilegiando gli aspetti trasversali della loro storia, della loro rappresentazione e della loro ricezione. L’obiettivo è considerarli non soltanto come autori e interpreti di canzoni, ma come figure culturali capaci di generare immaginari, identità, stili, pratiche sociali, economie del valore e dispositivi di memoria.

 

Possibili linee di ricerca 

  1. Media

Conferenze stampa, interviste, reportage, gossip, apparizioni televisive, film interpretati dai Beatles e successive rappresentazioni cinematografiche possono essere studiati come dispositivi che organizzano punti di vista, ruoli enunciativi e forme di accesso alla vita del gruppo. Inoltre, documentari e serie come The Beatles Anthology e Get Back, così come gli archivi audiovisivi online, sono in grado di generare effetti di autenticità e di ridefinire il confine fra documento, testimonianza e finzione incidendo sulla riscrittura della memoria.

  1. Beatlemania, celebrità, affetti e fandom

La Beatlemania può essere affrontata come passione collettiva, evento mediale e forma di soggettivazione, analizzando contagio affettivo (Landowski 2003), corpi della folla (Landowski 1989; Marrone 2001), rituali, grida, attese e pratiche di appartenenza. Un secondo asse riguarda la costruzione dei “Fab Four” come soggetto collettivo e la progressiva differenziazione delle singole personalità, fra marca (Marrone 2007), personaggio pubblico, icone pop e identità biografica (Spaziante 2016). Risultano pertinenti anche gli studi sul rapporto fra celebrità, intimità e vita privata, sulla delegittimazione storica del fandom femminile, sull’anti-fandom e sulle forme contemporanee di partecipazione, produzione e visibilità algoritmica nelle comunità digitali.

 

  1. Luoghi, città e geografie dell’immaginario

Liverpool come mito dell’origine, Amburgo come luogo di formazione e trasformazione, e successivamente Londra (da Abbey Road al tetto di Savile Row), New York, l’India e Rishikesh non costituiscono semplici sfondi biografici, ma spazi narrativi investiti di valori specifici (Giannitrapani 2013; 2017). Particolare rilievo assumono i processi di patrimonializzazione e sacralizzazione, il turismo musicale, i musei, i monumenti, le mappe e le pratiche di pellegrinaggio (Padoan 2023), nonché le strategie di place branding e i conflitti fra memoria locale, industria culturale e appropriazione commerciale dei luoghi.

 

  1. Tempo, nostalgia e memoria culturale

Il fenomeno Beatles consente di osservare la compresenza di differenti regimi temporali: memoria individuale, ricordo generazionale e storia collettiva. La nostalgia può essere studiata non come semplice sentimento retrospettivo, ma come forma passionale e dispositivo discorsivo che seleziona, ordina e valorizza il passato (cfr. Greimas 1986; Panosetti, Pozzato 2013). Sono pertinenti analisi di brani dei Beatles incentrati sull’infanzia e sui luoghi d’origine come In My Life, Strawberry Fields Forever e Penny Lane, o sull’autorappresentazione postuma, come All Those Years Ago, When We Was Fab, Free as a Bird, Now and Then e The Boys of Dungeon Lane, tra gli altri. Può essere interessante, poi, lavorare sulle politiche dell’archivio delle riedizioni e delle commemorazioni (Demaria 2006): in che modo il presente ricostruisce il passato, e quali memorie o oblii rende possibili?

 

  1. Culture giovanili, adolescenza e classe sociale

Figure sottoculturali come i teddy boys, generi come skiffle e rock’n’roll possono essere analizzati come forme attraverso cui, nella Gran Bretagna del dopoguerra, si definiscono (teenager) nuove soggettività giovanili. Accento, humour, abbigliamento, posture e gusti musicali funzionano come marcatori di classe e di appartenenza territoriale, rendendo visibili tensioni fra Nord e Sud, rispettabilità e irriverenza, mobilità sociale e radicamento locale. Sono incoraggiati studi che mettano a confronto autorappresentazioni, discorsi giornalistici e narrazioni retrospettive, interrogando il modo in cui l’origine popolare viene trasformata in risorsa di autenticità, mito biografico o capitale simbolico.

 

  1. Moda, stile, corpo e identità di genere

Abiti, capelli, scarpe, pose, gestualità e coreografie dell’interazione costituiscono una superficie privilegiata per osservare la costruzione dell’identità di gruppo attraverso la moda. Il passaggio dall’estetica teddy boy ai “mop-tops”, dalla divisa coordinata alla differenziazione psichedelica, può essere letto come trasformazione di forme di vita, valori e modelli di consumo. I contributi potranno affrontare anche le rappresentazioni della mascolinità, la vulnerabilità e la performance di genere. Sono inoltre pertinenti articoli che focalizzino lo sguardo su casi specifici come l’Apple Boutique – negozio aperto dai Beatles a Baker Street, Londra, nel 1967 – e in generale sulla circolazione commerciale dello stile Beatles.

 

  1. Cultura visiva, grafica e arti

Copertine discografiche, fotografia, tipografia, grafica hanno contribuito in modo decisivo alla riconoscibilità del gruppo e alla trasformazione dell’album in oggetto culturale complesso. Si sollecitano quindi analisi dell’identità visiva dei Beatles a partire dalle loro copertine (tra le più note Revolver di Klaus Voorman, Sgt. Pepper di Peter Blake). Ulteriori percorsi possono riguardare i linguaggi della Pop Art e la sperimentazione psichedelica (celebre in questo senso la “traduzione” pop art delle canzoni in The Beatles Illustrated Lyrics), oppure i rapporti con le avanguardie artistiche, da John & Yoko e la loro cerchia, a Paul e la scena artistica londinese (si veda la sua biografia Many Years from Now).

 

  1. India, spiritualità e orientalismo

L’India può essere studiata simultaneamente come spazio reale e immaginato. Il rapporto fra George Harrison e Ravi Shankar, la figura del Maharishi Mahesh Yogi e l’esperienza di Rishikesh permettono di interrogare orientalismo, esotismo e appropriazione culturale. Sono particolarmente rilevanti approcci capaci di rendere visibili le asimmetrie fra Oriente e Occidente, le voci e le mediazioni locali, nonché la trasformazione dell’alterità in stile controculturale e prodotto della cultura pop globale.

 

  1. Droghe e psichedelia

Le rappresentazioni delle sostanze nei testi, nelle immagini e nelle narrazioni biografiche consentono di analizzare la costruzione culturale dell’esperienza alterata (Marrone 2005) e i suoi codici di dicibilità. LSD, cannabis e psichedelia possono essere studiati in relazione a censura, allusione, sovrainterpretazione, moral panic e crisi dell’immagine dei “bravi ragazzi”.

 

  1. Politica, pacifismo e impegno pubblico

La presa di parola politica delle celebrità solleva questioni di legittimità, credibilità, responsabilità e trasformazione dell’artista in attore pubblico: John & Yoko, fra protesta, performance e pacifismo e il rapporto con il governo degli Stati Uniti (Give Peace a Chance, Power to the People, Happy Xmas (War Is Over) e la campagna per John Sinclair); Paul e il sostegno alla causa irlandese (Give Ireland Back to the Irish) e al vegetarianismo ante litteram; George e il Concert for Bangladesh (pre-Live Aid) offrono casi utili per studiare la spettacolarizzazione dell’impegno e l’umanitarismo come spettacolo.

  1. Morte di John Lennon, trauma e lutto collettivo

L’assassinio di John Lennon può essere affrontato come trauma culturale (cfr. Demaria 2012; Violi 2014). Sono pertinenti analisi dei rituali pubblici di lutto, delle veglie, degli anniversari, dei memoriali e dei luoghi sacralizzati, nonché delle forme di commemorazione digitale. Particolare attenzione può essere riservata alla tensione fra esposizione pubblica e intimità del dolore, alla trasformazione della celebrità in figura martiriale e alle successive riscritture della vicenda nella memoria del gruppo e della cultura pop.

12. Eredità, imitazioni e riscritture
La definizione di “nuovi Beatles”, attribuita ai Duran Duran, agli Oasis e a molti altri gruppi, attiva un confronto genealogico che ne orienta la classificazione e il posizionamento. Cover, tributi, parodie, citazioni, pastiche (da Stars On 45, ai napoletani Shampoo), biopic, pubblicità, meme e narrazioni controfattuali come il film Yesterday (Danny Boyle, 2019) permettono di studiare le modalità attraverso cui il repertorio Beatles viene riconosciuto, deformato e riattivato. Sono benvenuti contributi sui processi di canonizzazione, sulle istituzioni che li sostengono, sulla trasmissione intergenerazionale e didattica, nonché sulle controversie che accompagnano l’uso del gruppo come misura universale dell’innovazione pop.

 

13. Post-Beatles e ricostruzione tecnologica del passato
Le identità soliste possono essere analizzate come strategie di continuità, distanziamento e riscrittura retrospettiva del soggetto collettivo. I conflitti e le narrazioni dello scioglimento, brani come Free as a Bird, Real Love e Now and Then, le rimasterizzazioni, i remix, le riedizioni e il restauro audiovisivo pongono il problema di chi abbia il diritto e l’autorità di far parlare il passato. L’isolamento e la ricostruzione della voce, l’intelligenza artificiale e le collaborazioni postume invitano a discutere autenticità, indicalità vocale, autorialità, agency dei defunti ed etica della manipolazione. Sono inoltre pertinenti il ruolo degli eredi, delle case discografiche e dei detentori dei diritti nella produzione di reunion simboliche e nuove versioni dell’opera.

14. Analisi testuale delle canzoni
Le parole delle canzoni possono essere studiate in particolare attraverso le forme dell’enunciazione, l’uso dei pronomi, l’interpellazione dell’ascoltatore, le strutture narrative, le isotopie, la figuratività e la costruzione delle passioni. Il passaggio dalle situazioni deittiche delle prime canzoni d’amore ai personaggi finzionali, alla vita quotidiana, al lavoro, alla classe sociale, alla modernità urbana, al nonsense, alla memoria e all’autobiografia offre un ampio terreno comparativo. Si incoraggiano tuttavia analisi che non isolino il testo verbale, ma considerino il rapporto fra parole, voce, timbro, arrangiamento, performance, immagine e situazione d’ascolto, integrando lettura ravvicinata e, quando pertinente, strumenti di analisi di corpus.

Riferimenti bibliografici
Demaria, C., 2006, Semiotica e memoria. Analisi del post-conflitto, Roma, Carocci.
Demaria C., 2012, Il trauma, l'archivio, il testimone. La semiotica, il documentario e la rappresentazione del 'reale', Bologna, Bononia University Press.
Dusi, N., Spaziante, L., a cura, 2006, Remix-Remake. Pratiche di replicabilità, Roma, Meltemi.
Giannitrapani, A., 2013, Introduzione alla semiotica dello spazio, Roma, Carocci.
Giannitrapani, A., 2017, Spazi, passioni, società. Problemi teorici e studi di caso, Roma, Nuova Cultura.
Greimas, A.J., 1986, “De la nostalgie. Étude de sémantique léxicale”, Actes sémiotiques-Bulletin 39, CNRS-EHESS; trad. it. “La nostalgia. Studio di semantica lessicale”, in I. Pezzini, a cura, Semiotica delle passioni, Bologna, Esculapio 1991.
Landowski, E., 1989, La société réfléchie. Essais de socio-sémiotique, Paris, Seuil; trad. it La società riflessa, Roma, Meltemi, 1999.
Landowski, E., 2003, "Al di qua o al di là delle strategie: la presenza contagiosa", in G. Manetti, L. Barcellona e C. Rampoldi, a cura, Il contagio e i suoi simboli, Pisa, E.T.S.
Marino, G., 2020, Frammenti di un disco incantato. Teorie semiotiche, testualità e generi musicali, Roma, Aracne.
Marrone, G., 2001, Corpi sociali. Processi comunicativi e semiotica del testo, Torino, Einaudi.
Marrone, G., a cura, 2005, Sensi alterati. Droghe, musica, immagini, Roma, Meltemi.
Marrone, G., 2007, Il discorso di marca, Roma-Bari, Laterza.
Martinelli, D., & Bucciarelli, P., 2023, The Beatles and the Beatlesque: A Crossdisciplinary Analysis of Sound Production and Stylistic Impact, Cham, Springer International 
Padoan, T., 2023, “Conchiglia di San Giacomo”, in D. Mangano, F. Sedda, a cura, Simboli d’oggi. Critica dell’inflazione semiotica, Milano, Meltemi, pp. 233-253.
Panosetti, D., Pozzato, M.P., a cura, 2013, Passioni Vintage. Il gusto per il passato nei consumi, nei film e nelle serie televisive, Roma, Carocci.
Pezzini, I., 2008, Immagini quotidiane. Sociosemiotica visuale, Roma-Bari, Laterza.
Spaziante, L., 2007, Sociosemiotica del pop. Identità, testi e pratiche musicali, Roma, Carocci.
Spaziante, L., 2016, Icone pop. Identità e apparenze tra semiotica e musica, Milano, Pearson.
Spaziante, L., “The Beatles”, in D. Mangano, F. Sedda, a cura, Simboli d’oggi. Critica dell’inflazione semiotica, Milano, Meltemi, 2023, pp. 125 – 148.
Violi, P., 2014, Paesaggi della memoria. Il trauma, lo spazio, la storia, Milano, Bompiani.

Scadenza per l’invio degli abstract (max 2000 caratteri): 1° ottobre 2026
Accettazione abstract: 5 ottobre 2026
Scadenza per l’invio dei testi definitivi: 30 novembre 2026
Pubblicazione: dicembre 2026
I testi devono avere una lunghezza massima di 40000 caratteri ed essere accompagnati da un abstract in inglese di massimo 1000 caratteri.

 

Inviare le proposte a:
lucio.spaziante@unibo.it
carloalberto.bondi@unipa.it

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E|C n. 47, 2026


Forme della critica contemporanea.
Attori, funzioni e luoghi
a cura di Martina Federico (Università eCampus) e Francesco Mangiapane (Università di Palermo)

Il numero si concentra sulle modalità attraverso cui opera la critica contemporanea oggi, con l’intento di evidenziarne le evoluzioni strutturali, dalla moltiplicazione dei luoghi di esercizio alla varietà di forme testuali che essa ha progressivamente assunto finendo per riconfigurare generi e confini di una paratestualità (Genette 1987) intesa come circolazione di discorsi attorno a un’opera.
La necessità di una tale indagine appare ineludibile alla luce delle forti trasformazioni che lo scenario di riferimento ha subito. Dai suoi ambiti tradizionali – letteratura, cinema, pittura, musica, teatro, cucina, turismo – la critica come genere testuale, si apre oggi a una molteplicità crescente di nuovi campi dove ogni cosa sembra prestarsi a oggetto di valutazione e – cosa ben più rilevante – da parte di chiunque (cfr. la nota polemica sull’imbecillità della rete imbastita a partire da un intervento di Eco, riassunta in Mangiapane 2015).
L’esplosione del web 2.0 ha infatti fatto saltare gli steccati che le istituzioni editoriali legate al mondo dei media tradizionali (carta stampata, televisione) frapponevano alla distribuzione del sapere. Ciò ha determinato conseguenze enormi nell’esercizio del discorso critico, facendo entrare in crisi per primo proprio il ruolo tematico dell’“intellettuale”, così come era stato delineato a partire almeno dai tempi dell’Affare Dreyfus. Costui o costei, intervenendo dall’alto di una posizione istituzionalmente riconosciuta, leggeva il presente e anticipava il futuro grazie alla propria capacità di riconoscere schemi e ricorrenze invisibili a prima vista (cfr. Sedda 2025), per contribuire alla formazione dell’opinione pubblica, oltre che per organizzare la conoscenza.
Oggi le cose vanno diversamente. La sensazione generale è che viviamo un’epoca del commento, e che un tale assetto infrastrutturale abbia finito per “democratizzare” l’esercizio della critica al punto da renderci tutti intellettuali (cfr. Marrone 2017), elargitori di giudizi su ogni ambito della vita quotidiana.
Un ruolo cruciale in questo senso è certamente giocato dai social network. Oggi a imporsi è infatti la logica della rete, con le sue forme attoriali (il “popolo della rete”, gli influencer, le community), di distribuzione (il famigerato “Algoritmo”, la viralità), di remunerazione (i like, l’engagement, la reputation), prevalentemente orientate a una convalida in qualche modo dal basso del giudizio sull’arte e sulle arti del vivere. La figura stessa del critico viene qualche volta convalidata nella sua autorevolezza anche solo dal numero dei followers.
Nel medesimo panorama, un ruolo altrettanto cardine è assunto da quelle piattaforme che hanno rivoluzionato il mercato culinario e dell’ospitalità e che si sono rivelate perno e catalizzatrici della cosiddetta sharing economy, fra tutte Airbnb e Tripadvisor (Ventura Bordenca, 2022). Piattaforme che, mettendo in contatto fruitori e produttori, hanno delineato i contorni di un rapporto alla pari con ruoli continuamente interscambiabili, dando modo a capacità potremmo dire metacognitive di fiorire, in un’ottica circolare: offro come proprietario ciò che richiederei come fruitore, e viceversa. Siti o app che hanno reso la recensione il loro nucleo fondante, oltre che un’arma a doppio taglio: allo stesso tempo forma di tirannia e forma di controllo sociale. Portali dalla valutazione prestrutturata che dal loro interno dettano le coordinate attraverso cui deve essere “pensato” il giudizio, e in fondo l’esperienza tout court (Eugeni 2010), e che orientano gli utenti a formare uno specifico gusto (una competenza estetica sulla vita quotidiana), determinando le regole della socialità e del vivere insieme (Peverini, Pezzini, Polidoro, a cura di, 2025).
Assistiamo a dinamiche spesso sorrette dalle logiche dell’algoritmo o della viralità che incidono su circolazione e visibilità dei contenuti sul web in modo non del tutto trasparente, influenzando in un senso decisivo le scelte da parte di utenti non necessariamente consapevoli. In alcuni casi, si tratta di testualità direttamente innervate dall’attore collettivo per eccellenza dei tempi odierni, ovvero l’intelligenza artificiale, che fa una media tra tutto ciò che – fondamentalmente – l’utente vuole sentirsi dire. Tale nuovo attore va incontro ai suoi bisogni, configurando un oggetto del desiderio plasmato a immagine e somiglianza dell’utente (Federico 2025). Esso si disgrega e ricompone a seconda di chi c’è di fronte (Eco 1962): è il prodotto, i semiologi lo hanno sempre saputo (cfr. Marrone 2007), che costruisce il target e non il contrario.
D’altro canto, le stesse forme di critica più tradizionali, quella letteraria e quella cinematografica in primis, si sono riassestate in seguito alla scossa irradiata dal nuovo corso. Alla stregua del resto, abbiamo visto nascere esperimenti di critica via Telegram, cariche di nuovi critici letterari o cinematografici con propri, seguitissimi, canali YouTube (come non pensare a TeleDurruti di Fulvio Abbate, o al recentemente scomparso – giovanissimo – Federico Frusciante), dove è il corpo stesso a mettesi in scena coinvolgendo recitazione, mimica, prosodia, intonazione e tono e, infine, utilizzando un linguaggio sincretico, che spesso ricorre al registro satirico e ironico. Abbiamo assistito nondimeno al diffondersi di innumerevoli riviste di critica on line che hanno affiancato e spesso scalzato quelle cartacee anche grazie alla possibilità di corredare i loro pezzi di materiale audiovideo (sul videosaggio si veda Dusi e Spaziante, 2018). Come dialogano queste nuove configurazioni con la vecchia critica che a metà degli anni Settanta Francesco Casetti (1975), soffermandosi sul cinema, definiva in modo plurale (“testo”, “insieme”, “norma”, “istanza”)?
A quasi quarant’anni dalla prima edizione originale di un’opera cruciale come Soglie (Genette 1987), quali strumenti può mobilitare oggi la semiotica come metodologia di analisi testuale e socioculturale per indagare le forme della paratestualità contemporanea (Federico 2017), tanto più se intesa come operante in forme inedite nel moltiplicarsi dei luoghi deputati a ciò (Montani, Pezzini 2024)? In questo crocevia di trasformazioni mediali, intelligenza artificiale, marketing etc. l’approccio semiotico mira a indagare il trasversale campo d’azione della critica come genere discorsivo nelle sue varie manifestazioni puntando a raccogliere contributi che indaghino in queste direzioni e che diano conto delle sue evoluzioni anche in senso storico, senza dimenticare che gran parte dell’attività semiotica passa o è passata dall’esercizio della critica su quotidiani e riviste, basti pensare a studiosi come Barthes, Eco, Fabbri, Calabrese (i cui contributi critici sono stati recentemente messi in volume, 2024), e al fatto che testi fondanti come Apocalittici e integrati (Eco 1964), da un lato, e Miti d’oggi (Barthes 1957), dall’altro, sono in fondo dei testi di critica sociale tout court.

 

Possibili linee di ricerca 

1. Forme di vita: soggettività, autorialità, delega, forme di ibridazione
Qui si collocano idealmente saggi che indagano le forme di vita emergenti dalla relazione intorno ai testi della critica contemporanea. In particolare, l’attenzione è posta sul modo in cui  nuovi e vecchi ruoli tematici già riconosciuti nello scenario mediale – influencer, blogger, critici propriamente detti, youtuber, tiktoker (Marino, Surace, a cura di, 2023) – e relative competenze entrano in contatto con le figure della ricezione, oltre che sull’indagine sollecitata dalle testualità ibride dell’intelligenza artificiale, che nondimeno possiedono caratteristiche proprie.

2. Dinamiche circolari, genetiche e intermediali
Quando la critica è intesa come termine mediano che opera tra prodotto e pubblico a diventare centrali sono quelle dinamiche messe in opera, ad esempio, dai sistemi di raccomandazione (Federico, 2025; Santangelo, Botta, Ferraro 2021). Strumenti del genere intervengono nella strutturazione delle pratiche di accesso, orientamento e valorizzazione per quanto riguarda i contenuti da fruire (Re 2026), seguendo flussi magmatici in continua ridefinizione tra logiche “fandom” insieme intermediali e genetiche (Dusi, Eugeni 2025; Dusi, Grignaffini 2021).

3. Funzioni (pubblicità vs critica)
Se pensiamo alle funzioni della critica, potrebbe rivelarsi utile un’indagine sul posizionamento delle nuove forme di critica in un’ottica comparativa rispetto ad altre forme retoriche, in particolare soffermandosi sul discrimine fra propaganda o promozione e recensione, sulle loro relazioni, opposizioni e ibridazioni (Perullo 2019).

 4. Confini tra critica e semiotica, analisi e sintesi
Quali sono i confini tra semiotica e critica nel rispetto dell’accuratezza di un apparato analitico? Se, da un lato, testi imponenti per profondità e precisione analitica come S/Z (Barthes 1970) o Maupassant (Greimas 1976) vivisezionano un racconto e fanno indirettamente anche della critica, dall’altro la recensione agisce mobilitando gli strumenti critici disciplinari senza la profondità, la precisione e l’accuratezza dell’analisi. Qual è dunque il discrimine fra analisi semiotica e attività critica (cfr. Mangiapane 2022, 2024)? Qui trova ancora un ruolo proprio l’intelligenza artificiale, se intesa come strumento analitico utile a una riflessione sui testi attraverso pratiche di smontaggio, mediante, ad esempio, le rimodulazioni del prompt (Burgio, Manchia 2024).

 

Riferimenti bibliografici
Barthes R., 1970, S/Z, Paris, Seuil.
Barthes, R., 1957, Mythologies, Paris, Seuil; trad. it. Miti d’oggi, Torino, Einaudi 1975. 
Burgio, V., Manchia, V., a cura, 2024, “Interfacce. Forme dell’accesso e dispositivi dell’intermediazione”, in Carte Semiotiche. Rivista internazionale di semiotica e teoria dell’immagine.
Calabrese, O., 2024, Ladri di virgolette. Interventi 1978 – 2007, Palermo, Museo Pasqualino.
Casetti, F., 1975, “Per una definizione di critica cinematografica”, in Ikon. Forme e processi del comunicare, 60/61, 2010, pp. 137- 157, Milano, FrancoAngeli.
Dusi, N, Eugeni, R., a cura, 2025, Il meme della rosa. Riletture e trasposizioni del nome della rosa, Milano, La nave di Teseo.
Dusi, N., Grignaffini, G., 2020, Capire le serie tv. Generi, Stili, Pratiche, Roma, Carocci.
Dusi, N., Spaziante, L., 2018, “Editing is anything: pratiche di video essays tra semiotica ed estetica”, in Cinergie – Il cinema e le altre arti, 13.
Eco, U., 1962, Opera aperta, Milano, Bompiani.
Eco, U., 1964, Apocalittici e integrati, Milano, Bompiani.
Eugeni, R., 2010, Semiotica dei media, le forme dell’esperienza, Roma, Carocci.
Federico, M., 2017, Trailer e film. Strategie di seduzione cinematografica nel dialogo tra i due testi, Milano, Mimesis.
Federico, M., 2025, “Errore di raccomandazione. Densità del testo e ampliamento del senso: percorsi di visione all’epoca degli algoritmi”, in C. Bianchi, M. Boero e R. Ragonese, a cura, 2025, “Nuove forme di testualità nella comunicazione pubblicitaria. Discorsi, pratiche e narrazioni”, in Ocula. Semiotic Eye on media”, 33.
Ferraro, G., Santangelo, A., Botta, A., 2021, “Il significato di un suggerimento di visione. Riflessioni semiotiche sul sistema di raccomandazione di Netflix”, in DigitCult, 6(2021), pp. 37-50.
Genette, G., 1987, Seuils, Paris, Seuil; trad. it. Soglie, Torino, Einaudi 1997.
Greimas, A.J., 1976, Maupassant. La sémiotique du texte : exercises pratiques, Paris, Seuil; trad.it. Maupassant. La semiotica del testo in esercizio, Milano, Bompiani 2019.
Mangiapane, F., 2015, “Eco e gli imbecilli”, in Doppiozero, 26 giugno.
Mangiapane, F., 2022, “On Peppa Pig’s Method”, in Metodo e testualità. Costruzioni analitiche e modi di fare, E/C, n. 34.
Mangiapane, F., 2024, “Presentazione – Il potere inafferrabile del desiderio”, in O. Calabrese, 2024.
Marino, G., Surace, B., a cura , 2023, Tik Tok. Capire le dinamiche della comunicazione ipersocial, Milano, Hoepli.
Marrone, G., 2007, Il discorso di marca, Laterza, Roma-Bari.
Marrone, G., 2017, “Social media e comunione fàtica: verso una tipologia delle pratiche in rete”, in Versus, 125(2), 249-272.
Montani, P., Pezzini, I., a cura , 2024, Scrittura estesa. Versus, 138(1).
Perullo, N., 2019, Del giudicar veloce e vacuo. Metacritica della critica gastronomica, Roma, Edizioni estemporanee.
Peverini, P., Pezzini, I., Polidoro, P., a cura, 2025, Come vivere insieme. Semiotica dei collettivi, Milano-Udine, Mimesis.
Re, V., 2026, Che cos’è Netflix, Roma, Carocci.
Sedda, F., 2025, L’imprevedibile accade, Milano, Bompiani.
Ventura Bordenca, I., 2022. “Raccontare lo street food in viaggio: critica del giudizio turistico”, in E|C n. 36, pp. 97-110.

Scadenza per l’invio degli abstract (max 2000 caratteri): 30 giugno 2026
Accettazione abstract: 15 luglio 2026
Scadenza per l’invio dei testi definitivi: 5 settembre 2026
Pubblicazione: novembre 2026

Inviare le proposte a:
martina.federico@uniecampus.it
francesco.mangiapane@unipa.it 

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