Dal metodo allo stile, dalla persona alla maschera. Quello che Deleuze fa alla semiotica

Autori

  • Claudio Paolucci
  • Silvia Zanelli

Abstract

In questo contributo ci concentreremo su quelli che riteniamo essere i due apporti fondamentali del pensiero di Deleuze alla semiotica: una particolare nozione di "stile" come pratica di analisi e, a partire dal rovesciamento deleuziano della personologia linguistica di Benveniste, una teoria impersonale ed evenemenziale dell'enunciazione.

Più precisamente, il saggio si concentra, da un lato, sul passaggio dalla semiotica intesa come metodologia alla semiotica intesa come stile, in relazione a una determinata immagine della disciplina condivisa dagli autori. Dall'altro lato, prende in esame il concetto di agencement collettivo di enunciazione e la nozione di discorso indiretto libero, per mostrare come l'enunciazione non coinvolga mai esclusivamente "il soggetto", bensì una molteplicità di vibranti "istanze enunciative".

Sosterremo che l'enunciazione non è un atto di appropriazione egoica, ma una scena di cattura, nella quale la nostra voce si assembla a molteplici forze significanti tratte dall'enciclopedia. Faremo quindi ricorso alla nozione deleuziana di drammatizzazione per definire il perimetro della scena enunciativa come un campo evenemenziale che ci assegna posizioni-soggetto. Per poter parlare in nome proprio, è necessario che qualcosa parli per nostro conto: dobbiamo cioè assumere queste posizioni-soggetto indossando maschere semiotiche provenienti da ciò che Deleuze chiama il Fuori.

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Pubblicato

2026-10-10

Come citare

Paolucci, C., & Zanelli, S. (2026). Dal metodo allo stile, dalla persona alla maschera. Quello che Deleuze fa alla semiotica. E|C, (45), 44–60. Recuperato da https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/ec/article/view/6601