Ritorno ai ritornelli: Félix, Gilles e il trovatore semiotico
Abstract
Questo articolo torna sul contributo di Félix Guattari alla teoria semiotica, mettendo in luce il suo ruolo, spesso trascurato, nella definizione del quadro concettuale associato a Deleuze e Guattari. Sebbene Deleuze sia frequentemente considerato il principale architetto filosofico della loro collaborazione, l’articolo sostiene che Guattari abbia agito come un fondamentale trouveur (“scopritore” o “inventore”) semiotico, rielaborando concetti provenienti dalla linguistica strutturale e dalla semiotica – in particolare quelli di Hjelmslev – all’interno di una prospettiva più ampia, di carattere macchinico e ontologico. Attraverso una lettura ravvicinata del saggio di Guattari del 1987 Ritournelles et affects existentiels, il contributo esamina come nozioni quali il ritornello, gli affetti esistenziali e le macchine astratte concorrano a una ridefinizione dell’espressione, della soggettivazione e della consistenza. In opposizione alla relativa chiusura della semiotica strutturale, Guattari sviluppa un modello aperto e orientato ai processi, nel quale gli strati dell’espressione e del contenuto vengono continuamente deterritorializzati e ricomposti. In questa prospettiva, il ritornello (ritournelle) appare come un operatore semiotico minimo che produce territori di senso e di affetto, mentre i processi diagrammatici agiscono come vettori di trasformazione che eccedono i limiti strutturali. Mettendo queste idee in dialogo con la semiotica greimasiana, la semiotica delle passioni e il diagrammatismo peirceano, l’articolo sostiene che Guattari anticipi un approccio post-strutturale ed ecologico alla semiotica, attento alle intensità, alle condizioni materiali e alle forme di vita. Infine, nel contesto del capitalismo contemporaneo – inteso come un campo semiotico generalizzato – l’opera di Guattari offre strumenti concettuali per ripensare la soggettività, gli ambienti mediali e l’emergere di nuove modalità di individuazione collettiva ai margini del Capitalocene.
