Empathy Unbound: gli Albori dell’Antispecismo nella Dieta Naturale di Percy Bysshe Shelley
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Parole chiave

veganismo; diritti animali; etica; empatia; dieta naturale; antispecismo.

Come citare

Luciano, C. (2026). Empathy Unbound: gli Albori dell’Antispecismo nella Dieta Naturale di Percy Bysshe Shelley. Margins/Marges/Margini, (4), 116–128. https://doi.org/10.7413/2974-9549053

Abstract

Percy Bysshe Shelley è fra gli autori più conosciuti, noti, studiati e stimati della seconda generazione dei poeti del Romanticismo inglese. La sua vasta produzione scritta – un ampio lascito d’eredità culturale a cui dà vita nella sua itinerante, breve esistenza – oltre a contemplare opere celebri e notevolmente apprezzate che dimorano nelle librerie e nelle biblioteche di tutto il mondo, ha accolto anche testi di utilità sociale dalla visione ‘ecocentrica’, ancora del tutto attuali grazie all’influente messaggio che veicolano. La lunga Nota 17 di Queen Mab, che il poeta ampliò nel pamphlet A Vindication of Natural Diet, e il successivo saggio On the Vegetable System of Diet, le cui stesure avvengono attorno al terzo lustro dell’Ottocento, sono testi rimasti spesso in penombra. Uniti dal leitmotiv della difesa dell’alimentazione vegetale e dalle ragioni etiche, morali, sociali e politiche collegate al non consumo di corpi animali, questi saggi sono ancora oggi poco conosciuti, o – quando presi in oggetto - trattati senza tenere sufficientemente in considerazione il sentimento principe che li caratterizza: l’empatia. In questo articolo, basato su un’attenta ricerca condotta a livello accademico, s’intende mettere in risalto la sensibilità di Shelley verso coloro che egli definisce fellow animals e che decide di non mangiare sin dalla giovane età, nonché le ragioni ‘protoantispeciste’ che risiedono alla base dei suoi scritti in difesa di tutte le creature del pianeta.

https://doi.org/10.7413/2974-9549053
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