Abstract
Le cronache di Pedro Lemebel rappresentano un chiaro esempio di ricostruzione dei processi storico-politici a partire da una riformulazione semantica della realtà contemporanea. Lo scrittore cileno fornisce, attraverso le proprie opere, una serie di coordinate ideali riconducibili all’ambito delle scienze sociali, tra cui l’urbanistica. In termini di interconnessione tra il concetto di città, nei suoi aspetti politici e antropologici, e azione (meta)letteraria la sua descrizione di Santiago si propone come raffigurazione dell’alterità, osservata e pensata a partire dai margini del corpo sociale e, di conseguenza, come espressione del paradigma ibrido transmoderno. La sua ricostruzione dello spazio pubblico e intra-letterario si configura, in sostanza, da un lato come modello di rappresentazione micropolitica e dall’altro come strumento di opposizione alle strategie di controllo e manipolazione, messe in atto prima dal regime dittatoriale di Augusto Pinochet e, successivamente, dalle sovrastrutture transnazionali degli apparati neoliberali.
