Abstract
Nelle narrazioni pseudo-storiche sulla Britannia leggendaria, la figura di Artù, come condottiero e come regnante, riveste un ruolo di primo piano fin dall’elaborazione della materia operata da Geoffrey of Monmouth, nella Historia regum Britanniae (ca. 1123-39). Nel suo capovolgere la direzione della translatio studii, Geoffrey propone una rappresentazione di Artù simbolo di una profonda ambivalenza politica e culturale, in quanto eroe emerso dalle fasce periferiche, elevato a strumento di unificazione culturale e caricato di aspirazioni imperialiste. In questa prospettiva, traduzione e riscrittura operano come strumenti di costruzione e ridefinizione identitaria: da un testo a un altro, la storia di Britannia, in cui Artù è cardine, è usata per costruire identità etniche e politiche, in bilico tra centro e margine, dominio e resistenza, memoria autoctona e progetti imperiali. Il presente contributo si propone, pertanto, di ricostruire l’evoluzione dell’immagine arturiana dall’opera di Geoffrey, al Roman de Brut, traduzione in versi francesi da parte di Wace (ca. 1155), fino al Brut in prosa, progetto cronachistico composto alla fine del XIII secolo e rielaborato più volte fino alla fine del XV. Filo conduttore dell’analisi è l’episodio dello scontro con il gigante di Mont Saint-Michel, interpretato come scena-soglia, in cui Artù, dominando la dimensione mostruosa e liminale, sfiora tuttavia egli stesso una forma di eccesso.
