Itinerari Issue 1, 2027
Tra luogo dell’intimo e spazio pubblico. La vita dei cimiteri
Questo numero di “Itinerari” (che nasce nell’ambito dell’attività di ricerca PRIN 2022 - Making Space for the Other. Cemeteries as performing Places for inclusive, safe, resilient Societies: an interdisciplinary Project) intende riflettere sui cimiteri come luoghi peculiari che da un lato mettono in luce le contraddizioni della vita sociale, dall’altro forniscono le condizioni per immaginare società più eque e inclusive.
La natura liminale dei cimiteri – ponte tra vita e morte, tra pubblico e privato, tra sacro e profano – fornisce una lente teorica coerente per leggere molteplici contesti. Essi, ad esempio, rivelano le disuguaglianze sociali attraverso la disposizione spaziale e i modi di accesso, esprimono i conflitti politici e anche razziali attraverso le pratiche di “necroviolenza” e profanazione che subiscono, sono investiti dalle tensioni economiche attraverso le pressioni sull’uso del suolo e l’impatto sul valore degli immobili. Nelle trasformazioni si riflette la capacità della cultura cimiteriale di esprimere biografie, mentalità, religioni e strutture sociali, creando significato e identità, accoglienza o separazione.
Emergono costantemente tre tensioni fondamentali. In primo luogo, la dualità pubblico-intimo: i cimiteri devono accogliere funzioni civiche collettive onorando, al contempo, il dolore personale. In secondo luogo, la tensione temporale: i cimiteri conservano la memoria dei defunti ma anche, in generale, quella storica, adattandosi al contempo alle mutevoli culture funerarie, alle pressioni urbane, all’evolversi dei costumi. In terzo luogo, la tensione politica: i cimiteri possono rappresentare e legittimare le disuguaglianze esistenti – segregazione di classe, violenza razziale, emarginazione spaziale – oppure fungere da luoghi in cui si trova l’ultima occasione per superarle.
Nei cimiteri, quali luoghi pubblici di sepoltura, si esperiscono sia una dimensione collettiva, sia un rinvio del tutto peculiare all’intimità personale; come se i ricordi personali diventassero parte della storia pubblica. In essi accade una certa negoziazione dei comportamenti e delle emozioni: fungono da medio tra funzioni pubbliche e intime, in una peculiare articolazione di entrambe le dimensioni, secondo condizioni di possibilità che ancora sono da indagare nella loro profondità e complessità.
Si offrono come spazi per scopi religiosi e civici, riflettendo i valori sociali e il significato che, in una certa società, si attribuisce alla vita e la morte. Le pratiche culturali all'interno dei cimiteri creano senso e anche identità, personale e collettiva, in modi complessi. Se nel loro carattere è in gioco il modo in cui è vissuto il rapporto con la morte, le caratteristiche progettuali (come gli elementi decorativi formali e l’organizzazione spaziale), affrontando i temi del lutto e del ricordo, mediano tra le funzioni pubbliche e quelle intime. Essi peraltro esistono in una relazione complessa con lo sviluppo urbano e la loro integrazione o emarginazione riflette le priorità più ampie della pianificazione. I cimiteri europei si sono evoluti dalle sepolture all'interno delle chiese al trasferimento fuori dalle mura della città, per poi diventare cimiteri-parco nel XIX secolo, e oggi si assiste a nuove tendenze che derivano anche dal diffondersi della pratica di cremazione, di concezioni sia individualiste sia oliste, dalle pratiche digitali: la requisizione dell’urna cineraria nell’ambiente domestico o la dispersione delle ceneri nell’ambiente naturale indicano differenti modi di esperire e significare la mancanza e trasformano l’esperienza del cimitero; ma anche il bisogno di segnalare pubblicamente lo spazio in cui si è consumata una morte tragica o l’emergenza di spazi di sepoltura che non riguardano solo gli esseri umani. Il disorientamento dei confini tra pubblico e privato sembra aver contagiato anche i modi in cui gli esseri umani architettano i cimiteri.
I cimiteri funzionano come spazi urbani pubblici grazie alla loro accessibilità e al loro utilizzo da parte della comunità. Tuttavia, sono spazi pubblici peculiari, in tensione con il contesto complessivo degli altri spazi pubblici. Le funzioni civiche pubbliche che essi svolgono, peraltro, sono oggi in trasformazione e accade che, accanto all’uso di sepoltura, si affacci l’ospitalità di eventi (anche privati) – tra cui concerti musicali, spettacoli teatrali e matrimoni. Questa multifunzionalità non è senza conseguenze dal punto di vista della significatività e della performatività di questi luoghi, e ci si deve interrogare se provochi un’eclissi del loro specifico rapporto con la morte.
Pensare la natura liminale dei cimiteri, che collega significati diversi, offre l’opportunità feconda di sfidare interpretazioni rigide, mentre essi fungono da luogo in cui le contraddizioni diventano visibili, ma anche negoziabili e reinterpretabili. Attraverso questa potenzialità, che si alimenta dell’universale antropologico a cui rinviano – la morte – e dell’interrogazione sollevata dall’esperienza della mancanza che essa provoca, essi possono proporsi come spazi da cui immaginare società diverse, più eque.
Sorgono molte domande, a partire da quella elementare che si interroga sul perché vi sono i cimiteri. È a queste domande che il volume cercherà di dare risposta:
- I cimiteri contribuiscono alla memoria? e in quale modo alla sua dimensione personale, sociale, collettiva, pubblica?
- La città dei morti rispecchia la città dei vivi, ma come influiscono, a propria volta, sulla costruzione della socialità?
- I cimiteri possono contribuire alla costruzione di comunità plurali promuovendo al contempo giustizia sociale e inclusione culturale rispettosa? Quali caratteristiche potrebbero rafforzarne la dimensione significativa e performativa in direzione di società più giuste, eque, solidali, ospitali?
- Che funzione hanno gli spazi cimiteriali dedicati ad eventi specifici (guerre, eccidi, genocidi, ecc.) e che legame istituiscono con la memoria collettiva?
- Cosa significa espandere le funzioni dei cimiteri oltre la sepoltura, per includere opportunità di intrattenimento oppure contributi ecologici attraverso la loro integrazione nelle strutture verdi urbane e fungendo da corridoi di biodiversità?
- Cosa implica riconoscere il loro ruolo culturale come siti patrimoniali?
I diversi approcci metodologici ai cimiteri riflettono la natura multidisciplinare della ricerca. Una sfida è la sua trasformazione in indagine effettivamente inter- e transdisciplinare. Anche per affrontare in modo nuovo gli approcci qualitativi necessari per consentire una comprensione profonda delle esperienze vissute e dei contesti politico-sociali.
Sono benvenuti articoli che contribuiscano ad analizzare e comprendere il cimitero nelle sue molte dimensioni, a partire da differenti punti di vista. Ad esempio:
- contribuendo con approfondimenti teorici e concettuali (anche relativi alla capacità filosofica di interpretare lo spazio cimiteriale in rapporto a una riflessione sulla morte e sulle categorie correlate di presenza/assenza e di ricordo/oblio)
- offrendo analisi degli spazi cimiteriali (anche in riferimento ai loro rapporti con eventi specifici come guerre, eccidi e genocidi...)
- evidenziando le pratiche della memoria e le dinamiche di potere che li attraversano
- collegando il cimitero agli studi urbani
- proponendone forme architettoniche o pratiche d’esperienza alternative
- suggerendo un quadro metodologico di analisi o costruzione
- immaginando le condizioni di possibilità per una prestazione di inclusività degli spazi cimiteriali.
Itinerari - Issue 2026
Power, Potentiality, Possibility. Perspectives from Italian Thought
Editors: Daniela Calabrò, Giulio Goria, Massimo Villani
Starting from the late 1980s and early 1990s, when Italian Thought became a vector of the contemporary philosophical landscape, it highlighted two specific characteristics. Firstly, a clear tendency toward contamination with other perspectives and paradigms (starting with the Foucaultian biopolitical paradigm). Additionally, and perhaps most importantly, a permanent attention to the intertwining of life, politics and history, what is the ‘outside’ of thought. In addition to these main aspects, a further expansion has profoundly impacted the horizon of Italian Thought. In summary, in authors such as Machiavelli and Bruno, Vico and Leopardi, Gramsci and Gentile, as well as de Martino, Pirandello, and Pasolini (to name just a few) it has identified a reflection capable to rediscover in the contemporary dimension an archaic 'repressed' element and thus to reintroduce, in a new light, the question of origin. Categories such as imperium (Negri), sacertas (Agamben), communitas and immunitas (Esposito) represent the most significant outcomes offered by contemporary Italian thought.
Remaining within the historical-theoretical framework of Italian Thought briefly outlined, the 2026 issue of the journal Itinerari is dedicated to power, potentiality and possibility (potere, potenza, possibile). The aim is to understand how these categories - even while acting within the entire Western philosophical tradition - have become ingrained in the Italian Thought and culture and, at the same time, how they can be re-examined and made effective again. The reason for revisiting this conceptual triad lies, once again, in a characteristic of the Italian Thought as a 'thought in action', always actual and active (Esposito, 2016). In this way, if affirmation is the mode that most defines Italian thought, then the category of potentiality (dynamis), inseparable from actuality (energheia), is the spring from which this affirmative capacity is established. This reference to power and potentiality allows us to clarify how that thought in action is permeated by a 'negative' element, which constitutes it and from which it germinates.
Already in the 1980s, Giorgio Agamben identified the idea of power as the significant theoretical resource for inaugurating a 'political archaeology' that, tracing back to the Aristotelian notions of power and potency, questioned the paradigm of sovereign power and, along this path, proposed a re-evaluation of the category of 'impotentiality'. This project is characterized by a radical transition concerning the theme of potentiality, which is assumed within an ontological and political perspective. This is a significant paradigm shift within the contemporary Italian debate (besides Agamben, one might consider Cacciari and Vitiello too), which maintains even today, despite different developments, analogies and partial continuities that deserve to be identified and considered in their theoretical and critical profile. The theme of this issue presents at least four levels of discussion.
1) An ontological dimension: consider how the category of potentiality, understood in this case as 'potency always in action,' can articulate the semantics of the real in terms of an entirely 'modal' and 'transitional' dynamics, not foundational or consciousness-focused, according to a theoretical strategy that finds antecedents in both Spinoza's and Bergson's philosophy. In this case, one focus of investigation could be how life (one of the main issues of Italian Thought) relates to power and potentiality; and how this cluster should be approached today. This line of studies is currently fruitful in Italy (Ronchi) and deserves to be valued.
2) A philosophical-political dimension. To consider political conflict as a power not reducible to a synthetic principle, to a unique and sovereign 'act’, represents a conceptual resource to rethink the profile of the philosophical-political categories of modernity, at first, sovereignty. Starting from this point, it is possible to highlight a genealogy of political modernity that opposed the 'sovereign' line of Hobbes, Rousseau, and Hegel to a different trend that traces from Machiavelli, through Spinoza, at least to Marx, intending to deconstruct and overthrow the theological-political supremacy of the principle of sovereignty. Even in the case of the relationship between order and conflict, between constituted power and constituting power (Negri), what is at stake here is the affirmative autonomy of power, its relationship with the negative (Virno), and thus the nature of the instituting (Esposito) and emancipatory (Cavarero) praxis. On this semantic and political dimension, to which Italian Thought has made an original contribution, it is possible to raise some pressing questions regarding the present. For example, how can we consider the relationship between political conflict and the capacity of institutional forms to express it? Which political and democratic mediations could preserve the charge of 'power' without this descending into power assuming isolationist and nationalistic aims?
3) Biopolitics is another paradigm to which Italian Thought has given specific emphasis (Agamben, Esposito, Negri) and that could be profitably revisited through the triad 'power, potentiality, possibility'. The question then becomes: what aspect does power assume today in its relationship with life? Considering such pressing ecological events on the public agenda as the Covid-19 pandemic or the ongoing global climate change, power seems to be undergoing a profound transformation. In this regard, it is worth asking: is it possible a biopolitics that is not merely the dominance of life and biopower, but rather a biopolitics in the 'affirmative' sense of an inexhaustible potentiality beyond the frameworks of power?
4) One final dimension is the anthropological one. On the level of the relationship between history and nature, human faculties such as 'creativity' and 'language,' which have always been decisive in defining the human enclosure, can once again be thematized through the category of power, potentiality and possibility. What does it mean that human faculties have the character of historical praxis, of potential and transitioning faculties? How can these features be maintained in the confrontation between human and artificial intelligence, human and machine production system? At the same time, feminism and gender-oriented questions are involved: how can we investigate which possibilities historically traverse 'human nature' and why they must be explored and cultivated?
In conclusion, starting from the typical coordinates of Italian Thought, categories like power, potentiality and possibility can highlight a framework of open questions in the present debate in ontological, political, anthropological, and aesthetic dimensions. Therefore, while on one hand the issue aims to host contributions focusing on those three categories from a critical-reconstructive perspective, on the other, its leading goal is to revitalize their theoretical interplay through an autonomous philosophical exercise.
Proposals must be sent via email to the editorial board and editors (rivistaitinerari@gmail.com; dacalabro@unisa.it; ggoria@unisa.it; mvillani@unisa.it) by Septmeber 15, 2025, and should take the form of a concise presentation (within 3000 characters, including spaces) of the investigation. Accepted proposal notifications will be communicated by September 30, 2025.
Accepted contributions should adhere to the following criteria:
- They must be original;
- They should be written in Italian, French, Spanish, German, or English following the journal's guidelines;
- They should have a length ranging between 25,000 and 40,000 characters, including notes and spaces;
- Contributions must be submitted via email to the editor by March 1, 2026, accompanied by an abstract (between 250 and 500 characters) in English and five keywords in English. All contributions will undergo anonymous evaluation. The publication will incur no costs for the authors.
Power, Potentiality, Possibility. Perspective from Italian Thought
Itinerari - Special Issue 2026
Il discorso di Michel Foucault
Curatori: Adriano Ardovino, Chiara Scarlato
In occasione del centenario della nascita di Michel Foucault (15 ottobre 1926 – 25 giugno 1984), questo numero speciale della rivista Itinerari è dedicato all’esplorazione della nozione di “discorso”nel pensiero del filosofo francese. L’obiettivo del volume monografico è quello di riunire contributi di alto profilo, esclusivamente votati all’analisi di tale nozione nella sua estensione storica, filologica e concettuale. Tenendo conto della fortuna e della persistenza che il lemma discours ha avuto all’interno del variegato corpus di opere, corsi, interviste e altri materiali, si tratterà di affrontare possibili definizioni di tale nozione, ma anche di riflettere criticamente sulle varie occorrenze in cui il termine è stato affiancato a (completato o sostituito da) altre espressioni cruciali tra cui, tra gli altri, formation discursive, énoncé, dispositif, épistémè, récit, parrhesia, aveuglement, dire-vrai. La riflessione di Foucault sul tema del discorso, del resto, è tutt’altro che limitata alla cosiddetta fase archeologica, ossia alla produzione intellettuale della seconda metà degli anniSessanta, essendo invece cruciale anche per la comprensione delle sue ricerche legate alla microfisica del corpo e naturalmente ai rapporti tra potere e sapere che trovano espressione, ad esempio, nella biopolitica.
Le direttrici di analisi proposte individuano quattro campi di indagine, qui di seguito descritti:
Istruzioni per autrici e autori
L’invio dei contributi, previa accettazione dell’abstract, è previsto per il 30 maggio 2026. Ogni contributo sarà sottoposto a processo di peer review secondo le norme editoriali della rivista.
I contributi, inediti e non ancora sottoposti ad altre riviste, dovranno avere lunghezza massima di 35.000 battute (note e spazi inclusi), potranno essere redatti in italiano o in inglese o in francese, secondo le norme editoriali della rivista, e dovranno essere corredati di un abstract in inglese (max 2000 battute) e di cinque parole chiave ugualmente in inglese.
L’abstract dovrà pervenire entro mercoledì 31 dicembre 2025, agli indirizzi e-mail rivistaitinerari@gmail.com, adriano.ardovino@unich.it, chiara.scarlato@unich.it specificando nell’oggetto: CFP Foucault. Si prega di inserire nel testo una nota in cui si esplicita il campo selezionato tra i quattro descritti sopra. Autori e autrici verranno tempestivamente informati/e in merito all’accettazione dell’abstract.
