Call for Papers – I.CON – Rivista Internazionale di Teoria e Pratica dell’Immagine
Numero monografico: “L'immagine come pratica: Performance, politica e culture visuali"
Scadenza invio articoli: 31 ottobre 2026
Lingue accettate: italiano, inglese.
I contributi vanno inviati alla seguente mail: ariemma.t@accademialecce.edu.it oppure utilizzando il modulo del sito, in forma di documento in formato .doc o .docx reso anonimo al fine di garantire la procedura di valutazione in double-blind peer review.
Saranno presi in considerazione contributi di lunghezza compresa tra 15.000 e 40.000 battute (spazi inclusi).
Oltre al manoscritto, gli autori sono invitati ad allegare un documento separato contenente:
un abstract in lingua inglese (massimo 150 parole);
tre keywords in lingua inglese;
i dati dell'autore (nome e cognome, istituzione di afferenza, recapito e-mail).
Qualora il contributo contenga immagini, fotografie, illustrazioni o altri materiali iconografici, gli autori sono tenuti a essere titolari dei relativi diritti di riproduzione oppure ad aver ottenuto le necessarie autorizzazioni alla pubblicazione. L'invio del contributo implica che l'autore si assume ogni responsabilità in merito alla legittima utilizzazione dei materiali iconografici, manlevando la rivista e l'editore da qualsiasi contestazione derivante da eventuali violazioni del diritto d'autore o di altri diritti di terzi.
Tutti i contributi che supereranno la valutazione preliminare saranno sottoposti a double-blind peer review.
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Tema del n. 2: L'immagine come pratica
La riflessione contemporanea sull'immagine ha progressivamente messo in discussione l'idea che essa sia semplicemente un oggetto della rappresentazione o un sistema di segni da interpretare. La cultura visuale degli ultimi decenni mostra con sempre maggiore evidenza come le immagini siano anzitutto pratiche: vengono prodotte, performate, condivise, manipolate, abitate e incorporate nei corpi e nelle tecnologie. Le immagini non sono solo ciò che vediamo, ma ciò attraverso cui agiamo, costruiamo relazioni, organizziamo il sociale e trasformiamo l'esperienza del mondo.
A partire da questo scenario, il secondo numero monografico di I.CON – Rivista Internazionale di Teoria e Pratica dell'Immagine intende indagare l'immagine come pratica, mettendo in dialogo filosofia, antropologia, storia dell'arte, semiotica, performance studies, media studies, teoria politica, fashion studies, game studies e ricerca artistica. Più che interrogare il significato delle immagini, il numero propone di esplorarne la dimensione operativa: come agiscono, quali forme di vita producono, quali comportamenti rendono possibili e quali dispositivi sociali e culturali contribuiscono a costruire.
Questo spostamento dall'immagine-oggetto all'immagine-pratica trova uno dei suoi fondamenti nel performative turn, inaugurato dalla teoria degli atti linguistici di J. L. Austin e sviluppato da Judith Butler, secondo cui gli atti simbolici contribuiscono a produrre la realtà. Nella stessa direzione si collocano l'estetica della performance di Erika Fischer-Lichte e la teoria della performance come restored behavior elaborata da Richard Schechner, che interpretano immagini, gesti e azioni come eventi performativi capaci di trasformare soggetti, comunità e contesti culturali.
Anche la semiotica ha progressivamente spostato l'attenzione dalla struttura interna dei segni alle pratiche attraverso cui il senso prende forma. Dalla teoria dell'interpretazione di Umberto Eco alla semiotica generativa di Algirdas Julien Greimas, dalle riflessioni di Jean-Marie Floch o di Paolo Fabbri sulle pratiche della significazione fino alla semiotica delle pratiche e delle forme di vita di Jacques Fontanille, l'immagine emerge come un operatore dinamico inserito nelle azioni sociali piuttosto che come un semplice testo da decifrare.
Parallelamente, l'antropologia ha mostrato come le immagini siano inseparabili dai gesti, dai rituali, dalla cultura materiale e dalle pratiche quotidiane. La teoria della pratica di Pierre Bourdieu, le riflessioni di Michel de Certeau sulle pratiche dell'abitare e del fare quotidiano e l'antropologia ecologica di Tim Ingold hanno contribuito a concepire l'immagine come un'attività situata, radicata nei corpi, negli ambienti e nelle tecniche. L'antropologia dell'immagine di Hans Belting e la teoria dell'agency delle immagini di Alfred Gell hanno inoltre evidenziato come le immagini siano attori culturali che partecipano alla costruzione delle relazioni sociali, producono effetti, orientano comportamenti e intervengono nella vita collettiva. L'immagine diventa così una pratica attraverso cui gli esseri umani abitano il mondo, trasmettono memoria, costruiscono identità e danno forma all'esperienza.
La dimensione politica dell'immagine rappresenta oggi uno degli ambiti più vitali della ricerca internazionale. Jacques Rancière ha mostrato come le immagini partecipino alla "partizione del sensibile", ridefinendo ciò che può essere visto, detto e pensato nello spazio pubblico; Ariella Azoulay ha interpretato la fotografia come una relazione civile prima ancora che come una rappresentazione; Nicholas Mirzoeff ha sviluppato una teoria della countervisuality che legge le immagini come strumenti di conflitto, resistenza e trasformazione sociale. In questa prospettiva le immagini contribuiscono a produrre nuovi regimi della visibilità e nuove forme di cittadinanza.
Le tecnologie digitali hanno radicalmente trasformato il modo in cui le immagini vengono prodotte e utilizzate. Social media, piattaforme algoritmiche, intelligenza artificiale, realtà virtuale e ambienti immersivi hanno convertito le immagini in interfacce dell'azione, dispositivi partecipativi e ambienti esperienziali. Nei game studies, studiosi come Espen Aarseth, Ian Bogost e Miguel Sicart hanno mostrato come le immagini videoludiche siano inseparabili dall'interazione, dalla proceduralità e dall'azione del giocatore. L'immagine videoludica viene esplorata, abitata, attraversata e performata.
Anche la moda costituisce un laboratorio privilegiato per comprendere l'immagine come pratica. Oltre a rappresentare identità individuali e collettive, la moda organizza i corpi, costruisce appartenenze culturali, produce rituali sociali e mette in scena forme di vita. Dalla semiologia della moda di Roland Barthes agli studi di Joanne Entwistle, Caroline Evans ed Elizabeth Wilson, fino alle ricerche contemporanee sulla moda digitale, sugli avatar e sugli abiti virtuali, l'immagine della moda appare come un dispositivo performativo in cui estetica, consumo, politica e tecnologie convergono.
Infine, le pratiche artistiche contemporanee – dall'estetica relazionale all'arte partecipativa, dalla performance alle installazioni immersive, dalla videoarte alle opere generate mediante intelligenza artificiale – dissolvono progressivamente la distinzione tra immagine, azione ed esperienza. L'immagine è una pratica condivisa, un ambiente di relazione e uno spazio di sperimentazione sociale e tecnologica.
A partire da queste prospettive, il numero intende accogliere contributi teorici, storici, metodologici e practice-based che riflettano sull'immagine come pratica performativa, antropologica, politica, tecnologica e culturale, esplorandone le trasformazioni attraverso media, contesti storici e discipline differenti.
Argomenti suggeriti per i contributi:
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L'immagine come pratica performativa
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Performance studies e cultura visuale
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Semiotica delle pratiche e forme di vita
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Antropologia dell'immagine e cultura materiale
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Agency delle immagini e antropologia dell'arte
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Immagini, rituali e pratiche sociali
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Immagine, memoria e patrimonio culturale
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Immagine, azione e agency
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Politica delle immagini e regimi della visibilità
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Countervisuality, attivismo visuale e pratiche di resistenza
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Immagini e pratiche dei social media
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Immagini algoritmiche e culture delle piattaforme
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Intelligenza artificiale e pratiche generative dell'immagine
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Gaming, immagini procedurali e visualità interattiva
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Avatar, corpi virtuali e identità digitali
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Moda come pratica dell'immagine
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Sfilata, performance ed estetiche del corpo
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Immagini e pratiche affettive
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Arte partecipativa ed estetiche relazionali
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Ambienti immersivi, realtà estesa e nuovi dispositivi visuali
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Meme, remix e pratiche visuali vernacolari
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Ecologie dell'immagine e media post-digitali
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Pratiche artistiche contemporanee tra immagine e azione
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Metodologie visuali e ricerca artistica
Questa call assume l'immagine come pratica culturale capace di produrre relazioni, trasformare i corpi, orientare i comportamenti e ridefinire gli spazi del politico, del simbolico e dell'immaginario. L'immagine è oggi uno dei principali luoghi attraverso cui si costruiscono forme di vita, si negoziano identità e si sperimentano nuove modalità di abitare il mondo, rendendo necessario un approccio realmente interdisciplinare che metta in dialogo teoria e pratica, ricerca e produzione artistica.
