Artistic Practices under Conditions of Persistent Harm: Aesthetic Forms, Repair and Coexistence

Call for Paper 2/2027

Artistic Practices under Conditions of Persistent Harm: Aesthetic Forms, Repair and Coexistence / Pratiche artistiche in condizioni di danno persistente: forme estetiche, riparazione e coesistenza

Deadline: 15 ottobre 2027
Guest editor: Dr. Luis Guerra Miranda (ricercatore senior Ramón y Cajal, Istituto di Filosofia, Consiglio Nazionale delle Ricerche spagnolo)
Email: luisguerra@csic.es

Lingue ammesse: Inglese, Italiano, Francese
Tema principale – Invito aperto a presentare contributi.

 Nell’arte e nel design contemporanei emergono sempre più pratiche che nascono da condizioni di sradicamento, crisi ecologica, violenza storica, ingiustizia strutturale, precarietà e forme di coesistenza frammentate, e che rispondono a tali condizioni. Nell’ambito dell’estetica, tuttavia, queste pratiche vengono spesso affrontate principalmente attraverso le categorie della rappresentazione, della critica, della partecipazione o dell’impegno politico. Sebbene tali approcci rimangano indispensabili, essi non rendono pienamente conto delle implicazioni estetiche delle pratiche sviluppate all’interno di condizioni di danno persistente.
Il numero propone pertanto uno spostamento di prospettiva: anziché chiedersi principalmente come l’arte rappresenti il danno, si tratta di esaminare come le pratiche artistiche e di design configurino forme di sensibilità e di esperienza attraverso le quali il danno diviene percepibile, condivisibile, contestabile o viene trasformato.
Il danno persistente viene dunque considerato come una condizione che incide sulla produzione artistica, sui processi materiali, sull’organizzazione spaziale, sull’esperienza temporale e sulla partecipazione collettiva. Questa prospettiva invita a esaminare le implicazioni estetiche delle pratiche sviluppate in circostanze nelle quali il danno rimane irrisolto e continua a plasmare le condizioni della vita sociale, ecologica e materiale.
In questo contesto, la riparazione non è intesa esclusivamente in termini di restauro, riconciliazione o ritorno a una precedente condizione di integrità. È invece concepita come un insieme di processi estetici situati attraverso i quali vengono negoziati la percezione, la memoria, il rapporto con la materia e la coesistenza. La riparazione può dunque essere affrontata attraverso pratiche del fare, della manutenzione, della prova, della ripetizione, dell’ascolto, del gesto corporeo, della riconfigurazione spaziale, dell’organizzazione collettiva e altre operazioni il cui significato risiede non soltanto in ciò che rappresentano, ma anche in ciò che rendono possibile sul piano dell’esperienza e della relazione.
L’invito è rivolto a contributi che esaminino pratiche artistiche e di design contemporanee che emergono all’interno di forme persistenti di danno storico, strutturale, politico, ecologico, coloniale o materiale, che vi rispondono o che intervengono su di esse. I contributi potranno riguardare le arti visive, la performance, il design, l’architettura, il suono, l’immagine in movimento, le pratiche curatoriali ed espositive, le pratiche di impegno sociale o altre forme di produzione estetica contemporanea. Particolare attenzione sarà dedicata alle questioni della temporalità, della corporeità, della materialità, della configurazione spaziale, delle pratiche collettive e della produzione di conoscenze situate. Sono altresì incoraggiati contributi che esaminino i limiti della riparazione, compresa la sua potenziale capacità di occultare le responsabilità, riprodurre l’esclusione, estetizzare il conflitto o normalizzare condizioni segnate dal danno.

I temi potranno includere, a titolo non esaustivo:

  1. Forme estetiche e pratiche artistiche in condizioni di danno storico, politico, ecologico, coloniale o strutturale persistente.
  2. Le relazioni tra pratiche artistiche, riparazione e riconfigurazione della coesistenza.
  3. Corporeità, materialità e performatività nei processi estetici che affrontano il danno persistente.
  4. Esperienza temporale, memoria, ripetizione e danno irrisolto nelle pratiche artistiche contemporanee.
  5. Processi materiali, manutenzione, fare e organizzazione collettiva come operazioni estetiche.
  6. Riconfigurazione spaziale, coloniale e decoloniale, e relative implicazioni per le pratiche artistiche e di design.
  7. Forme di conoscenza situate, incarnate e collettive generate attraverso la produzione artistica.
  8. Limiti, tensioni e ambivalenze estetiche e politiche delle pretese di riparazione.


L’invito accoglie contributi nell’ambito dell’estetica e della filosofia dell’arte, nonché ricerche strettamente affini nel campo della teoria dell’arte, della storia dell’arte, della ricerca artistica, degli studi sul design, della cultura visuale, degli studi sulla performance, degli studi sulla memoria, della teoria decoloniale, delle discipline umanistiche ambientali e dell’estetica politica. I contributi potranno esaminare le arti visive, la performance, il teatro, il design, l’architettura, il suono, l’immagine in movimento, le pratiche curatoriali ed espositive, le pratiche di impegno sociale e altre forme di produzione estetica contemporanea.
I contributi dovranno affrontare in modo approfondito questioni estetiche e pratiche artistiche o di design, proponendo analisi concettuali, indagini teoriche o esami dettagliati di pratiche specifiche.
Il numero comprenderà inoltre un focus speciale con contributi su invito, ““The Performativity of Repair: Embodiment, Materiality, and Decolonial Spaces””, che esaminerà in che modo le operazioni corporee, materiali e spaziali partecipino alla negoziazione della riparazione in condizioni di danno persistente.

Informazioni per l’invio dei contributi
Scadenza per l’invio degli articoli completi: 15 ottobre 2027.
Pubblicazione prevista: Ultimo numero del 2028, dicembre 2027/gennaio 2028.

Gli articoli dovranno essere inviati tramite il sistema di invio online. Dovranno essere in formato .doc o .docx, su pagine A4 numerate, con interlinea doppia in tutto il testo (compresi i riferimenti bibliografici e le citazioni) e margini ampi. Dovranno essere predisposti per la revisione anonima, non superare di norma le 7.500 parole e includere un abstract di non oltre 150 parole e cinque parole chiave (in inglese). Le tabelle e le illustrazioni dovranno essere caricate nel sistema di invio online in file separati dal manoscritto principale.