Invito a contribuire al numero: “Rousseau e noi”
Nel pensiero politico radicale degli ultimi decenni, la figura di Rousseau ha occupato un posto tutto sommato marginale. Ciò non sorprende, se pensiamo al destino a cui è andato incontro il pensiero dell’autore del Contratto sociale già all’indomani della Rivoluzione francese: con l’imporsi del marxismo quale corrente dominante della tradizione rivoluzionaria europea, Rousseau è stato confinato al ruolo di semplice precursore, quando non addirittura liquidato come pensatore “borghese”. Non sono tuttavia mancati, nel corso del Novecento, tentativi di recuperare Rousseau alla tradizione rivoluzionaria come pensatore della sovranità popolare – da della Volpe e Colletti fino a Badiou e ai movimenti anticoloniali. L’ambivalenza di questo rapporto può essere interpretata come sintomo di un vuoto interno al pensiero marxista rispetto a questioni decisive come il potere politico, la democrazia, la sovranità, le istituzioni, che sono invece al centro della riflessione rousseauiana. Si tratta di questioni divenute tanto più urgenti nell’attuale fase segnata da de-democratizzazione strutturale, disintermediazione della vita politica e generale assenza di proposte costituenti. In questo contesto, Rousseau rappresenta certamente uno stimolo a ripensare una sovranità popolare oggi declinata esclusivamente in senso nazionalista e autoritario. Può il pensiero di Rousseau contribuire a infondere nuova linfa nella tradizione rivoluzionaria e a immaginare forme inedite di democrazia radicale?
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