Abstract
Il testo esamina la fecondità di un’altra intuizione, raggiungibile
attraverso l’opacità. La cultura occidentale ha coltivato, da tempo immemorabile,
l’idea che affinare lo sguardo significhi ottenere una visione più chiara, o
piuttosto, recuperare un’esperienza più ampia di ciò che è stato messo in risalto.
La chiarezza odierna influisce su ogni ambito della vita umana e dell’arte. In realtà, è
proprio il contrario, l’ostacolo alla visione, a generare la visione
stessa. All’interno della trasparenza, infatti, c’è un’opacità che ci permette
di vedere, anzi di vedere chiaramente. Il testo analizza l’opacità sotto forma di
finestra, schermo, errore e non-umano, rivelandone l’ambiguità
e la duplicità: da un lato mostra e dall’altro nasconde.
Questo dualismo rende l’opacità il veicolo privilegiato della visione.
