Résumé
L’articolo propone una riflessione sulle capacità di traduzione intersemiotica (tra espressioni grafiche e linguistiche) esibite dai Visual Language Model. Partendo da questo progresso tecnico vengono tratte alcune conclusioni sulla comune natura semiotica di immagine e discorso. La tesi sostenuta è che le espressioni grafiche e linguistiche condividono una comune e costitutiva indeterminatezza, essendo entrambe determinabili sotto molteplici rispetti (potendo assumere molteplici sensi). L’articolo, smarcandosi da una concezione referenzialista del linguaggio, fa leva sulla teoria semiotica del significato. Secondo questa prospettiva, le immagini (come le espressioni verbali) non rimandano direttamente a cose, ma a significati. Da questo punto di vista, la traducibilità tra immagini e parole non risulta un’anomalia, bensì l’ordinario effetto della loro comune radice semiotica. L’apparente “eccedenza” dell’immagine rispetto all’espressione verbale non segnala un’irriducibile superiorità del visibile, ma il fatto che tanto le immagini quanto i segni linguistici sono sempre aperti alla determinazione. I Visual Language Model sono un caso esemplare di questa dinamica. In questi strumenti, espressioni grafiche e linguistiche sono organizzate in funzione di un comune sistema semiotico (la lingua). La generazione di immagini a partire da testi (e viceversa la produzione di testo a partire da immagini) mostra che la percezione, nella sua forma umana e artificiale, è già sempre mediata da processi di significazione. Formule come “il visibile non è riducibile al dicibile” non descrivono quindi un fatto empirico, ma si limitano a esprimere una regola grammaticale, un pregiudizio della riflessione sul rapporto fra immagini e linguaggio.
